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Esperienza Missionaria: Ho vissuto in un angolo di Paradiso 25 Gennaio, 2007

Posted by pierinoilmissionario in Costa d'Avorio, DOVE SIAMO, Esperienze dalle Missioni.
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I frati del Centro Missionario di Milano mi hanno proposto di raccontare l’esperienza in Costa d’Avorio, avventura intrapresa la scorsa estate, dopo aver letto la richiesta d’aiuto lanciata da padre Marcantonio Pirovano, responsabile del “Centro Sanitario anti-ulcera del Burulì”.
Con l’aiuto dei padri cappuccini, in particolare di padre Agostino Valsecchi, con alcuni volontari, mio marito ed io, dopo aver ricevuto il “Tau” come simbolo di fratellanza e buon auspicio, siamo partiti per la missione in Costa d’Avorio con l’obiettivo di offrire un supporto al personale sanitario operante sul luogo e prestare aiuto ai malati ospitati nel Centro. L’impatto con le condizioni di estrema povertà della popolazione ivoriana è stato sconfortante, ma siamo stati favorevolmente impressionati dall’organizzazione del Centro, esempio della esuberante dinamicità di padre Marcantonio Pirovano che è riuscito a trasformare un’ala del convento dei frati cappuccini, abbandonato per motivi di sicurezza e continuamente violata dalle bande di banditi o dai poveri in cerca di sostentamento, in una struttura funzionale e ben organizzata per la diagnosi e la cura dell’ulcera di Burulì.

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Il Centro è in grado di accogliere dai 120 ai 150 pazienti; in prevalenza si tratta di bambini. Si trova alla periferia di Abidjan, capitale economica dello Stato che conta circa 4-5 milioni di abitanti (12 milioni circa sono gli abitanti di tutta la Costa d’Avorio). Alloggiati in una confortevole stanza eravamo svegliati al mattino dal vociare dei bimbi che, nonostante le sofferenze provocate dalle vaste ulcere, mantengono la vivacità ed il buon umore; ci salutavano con un sorriso sereno che dimostrava la loro gioia di trascorrere qualche ora della giornata insieme a noi. Gli ammalati ed in particolare i bambini si trovano a loro agio in questa struttura nella quale sono accolti, protetti, nutriti, curati e infine aiutati nel reinserimento nelle proprie famiglie dopo la lunga degenza che può variare da sei a dodici mesi. Il Centro è ben strutturato: acqua potabile garantita da un pozzo autonomo, elettricità fornita da un generatore, sala operatoria dove vengono effettuati trapianti di cute, sale di medicazione, laboratorio per analisi, ambulatorio per visite mediche, farmacia interna, autoclave, stanza per fisioterapia, un’aula scolastica e persino un inceneritore recentemente installato. Vivendo quotidianamente vicino agli operatori sanitari e ai padri missionari ci si rende però conto che le difficoltà per mantenere efficiente questa struttura sono molte, nonostante il personale (circa 60 dipendenti ivoriani) sia motivato e preparato.
Innanzitutto sono molto difficili i rapporti con le autorità locali che non hanno come priorità il benessere comune e si lasciano facilmente corrompere. Inoltre, il contesto sociale è quello precario e instabile di un paese da anni in balia di una guerra civile che non vede ancora soluzione, anzi il clima politico è sempre carico di tensioni e di incertezze. Recenti sono state le dimissioni del governo per lo scandalo delle tangenti ricevute per consentire lo scarico dei rifiuti tossici che hanno provocato anche in Abidjan 9 morti e migliaia di intossicati (anche il personale del Centro è stato coinvolto). Padre Marcantonio ha evitato l’intossicazione degli ammalati riparandoli nelle stanze. L’ulcera di Burulì è una malattia provocata da un mycobacterium, così come la lebbra e la tubercolosi, nel caso specifico si tratta del “Mycobacterium ulcerans”. Corrode la pelle e i tessuti arrivando spesso anche alle ossa e quando colpisce gli arti, determina menomazioni permanenti.
L’incidenza dell’ulcera del Burulì è aumentata proprio a causa dell’estrema povertà e disinformazione della popolazione che risulta in gran parte analfabeta e priva di adeguati mezzi di sostentamento. Si calcola che in Costa d’Avorio ne siano colpite circa 20.00/25.000 persone. Visitando i sobborghi cittadini e le zone rurali non è difficile intuire perché la malattia sia stata denominata “lebbra dei piccoli”: bambini che giocano in acquitrini e lungo i bordi delle fognature a cielo aperto, persone che popolano le discariche cercando qualcosa per sopravvivere. Con coraggio e determinazione i frati hanno realizzato un “angolo di Paradiso” in un contesto sociale non agevole; è un esempio di amore e dedizione in una realtà dove queste parole sono spesso dimenticate. Con spirito di solidarietà e di collaborazione, con l’intento di sostenere e dare assistenza a coloro che hanno veramente bisogno di aiuto, il nostro gruppo di volontari ha intrapreso questa esperienza, piccolo segno della mutualità sostenibile. Siamo ritornati più confortati e gratificati, certi che ognuno di noi può dare, sempre in forme diverse, un aiuto ed un contributo a coloro che vivono in condizioni di povertà, disagio e malattia. I frati hanno lanciato recentemente un S.O.S. per raccogliere fondi affinché il Centro possa continuare ad essere operativo, poiché il costo gestionale giornaliero si aggira sui 1.500 Euro e si affida pressoché completamente alle offerte dei sostenitori. Un progetto ambizioso è inoltre quello di estendere l’assistenza a più ammalati ed iniziare la sensibilizzazione della popolazione ivoriana nei confronti di questa malattia per evitare che le persone accedano alle strutture sanitarie solo quando le ulcere sono vaste ed hanno distrutto muscoli ed articolazioni, causando invalidità permanenti.

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