Coniglio all’aceto alla sanremasca 29 Febbraio, 2008
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1 coniglio con il suo fegato
cipolla, sedano
rosmarino, timo, alloro
1 bicchiere di vino bianco secco
50 g di olive nere di Sanremo o della Riviera
aceto bianco q.b.
olio, sale e pepe
Tagliate il coniglio a pezzi e ponetelo sul fuoco in una casseruola o in un
tegame senza condimento per fargli espellere l’acqua.
In un’altra casseruola soffriggete brevemente nell’olio la cipolla a fette,
un rametto di rosmarino, una foglia d’alloro, uno stelo di sedano tritato
e il timo; aggiungete i pezzi di coniglio e rosolateli nel soffritto.
Innaffiate con il vino bianco, salate, pepate e cuocete in forno o sul
fuoco, aggiungendo dopo 15 minuti le olive nere. Mentre cuoce, rosolate
in pochissimo olio il fegato del coniglio (se attacca, aggiungete un po’
d’acqua); quando sarà cotto, pestatelo e stemperatelo con aceto
bianco sino a ottenere una salsina cremosa, che salerete. Intanto
avrete portato a termine la cottura del coniglio (circa 35 minuti in
tutto); versatevi sopra la salsa di fegato e aceto, girate brevemente
perché si scaldi e servite.
MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ per la Quaresima 2008 (parte seconda) 28 Febbraio, 2008
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2. Secondo l’insegnamento evangelico, noi non siamo proprietari bensì amministratori dei beni che possediamo: essi quindi non vanno considerati come esclusiva proprietà, ma come mezzi attraverso i quali il Signore chiama ciascuno di noi a farsi tramite della sua provvidenza verso il prossimo. Come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica, i beni materiali rivestono una valenza sociale, secondo il principio della loro destinazione universale (cfr n. 2404).
Nel Vangelo è chiaro il monito di Gesù verso chi possiede e utilizza solo per sé le ricchezze terrene. Di fronte alle moltitudini che, carenti di tutto, patiscono la fame, acquistano il tono di un forte rimprovero le parole di san Giovanni: “Se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il proprio fratello in necessità gli chiude il proprio cuore, come dimora in lui l’amore di Dio?” (1 Gv 3,17). Con maggiore eloquenza risuona il richiamo alla condivisione nei Paesi la cui popolazione è composta in maggioranza da cristiani, essendo ancor più grave la loro responsabilità di fronte alle moltitudini che soffrono nell’indigenza e nell’abbandono. Soccorrerle è un dovere di giustizia prima ancora che un atto di carità.
3. Il Vangelo pone in luce una caratteristica tipica dell’elemosina cristiana: deve essere nascosta. “Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra”, dice Gesù, “perché la tua elemosina resti segreta” (Mt 6,3-4). E poco prima aveva detto che non ci si deve vantare delle proprie buone azioni, per non rischiare di essere privati della ricompensa celeste (cfr Mt 6,1-2). La preoccupazione del discepolo è che tutto vada a maggior gloria di Dio. Gesù ammonisce: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,16). Tutto deve essere dunque compiuto a gloria di Dio e non nostra. Questa consapevolezza accompagni, cari fratelli e sorelle, ogni gesto di aiuto al prossimo evitando che si trasformi in un mezzo per porre in evidenza noi stessi. Se nel compiere una buona azione non abbiamo come fine la gloria di Dio e il vero bene dei fratelli, ma miriamo piuttosto ad un ritorno di interesse personale o semplicemente di plauso, ci poniamo fuori dell’ottica evangelica. Nella moderna società dell’immagine occorre vigilare attentamente, poiché questa tentazione è ricorrente. L’elemosina evangelica non è semplice filantropia: è piuttosto un’espressione concreta della carità, virtù teologale che esige l’interiore conversione all’amore di Dio e dei fratelli, ad imitazione di Gesù Cristo, il quale morendo in croce donò tutto se stesso per noi. Come non ringraziare Dio per le tante persone che nel silenzio, lontano dai riflettori della società mediatica, compiono con questo spirito azioni generose di sostegno al prossimo in difficoltà? A ben poco serve donare i propri beni agli altri, se per questo il cuore si gonfia di vanagloria: ecco perché non cerca un riconoscimento umano per le opere di misericordia che compie chi sa che Dio “vede nel segreto” e nel segreto ricompenserà.
PAULIN NEUSSON TOUALY 26 Febbraio, 2008
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Le origini della mia storia
Mi chiamo PAULIN NEUSSON TOUALY, sono nato a Floleu nel 1980, in Costa d’Avorio nella Sotto Zouan-Hounien. Floleu è un piccolo villaggio situato a 14 chilometri da Zouan-Hounien. Si trova in una a circa due chilometri dal fiume Zouan-Hounien è una città del dipartimento di Dananà situata della Costa d’Avorio, nella regione 18 Montagne (Man). Io sono l’unico figlio dei miei che hanno divorziato circa due anni dopo la mia nascita. Dopo il , mia madre se ne andò dai suoi lasciandomi con mio padre. Sono vissuto e cresciuto con mio padre; dunque posso dire di non avere mai conosciuto mia madre. Chi ha fatto le sue veci è stata la seconda moglie di mio padre, è lei che ho considerato come mamma. Poichè ero il figlio maggiore di mio padre, egli faceva tutto ciò che poteva per rendermi felice. Nel 1988, mi mandò a scuola alla CP1 (corso preparatorio primo anno). In quello stesso anno mio padre scontò una pena di quattro mesi di prigione, per una sanzione comminatagli a causa dei contrasti e delle incomprensioni
Progetti: “Evangelizzazione” 25 Febbraio, 2008
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Alla sera nella memoria della Passione 24 Febbraio, 2008
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Questa sera, quando dopo essere tolto dalla Croce,
ti hanno deposto in un sepolcro ai piedi del calvario desideriamo pregarti affinché tu rimanga con noi mediante la tua Croce:
tu, che per la Croce ti sei separato da noi.
Ti preghiamo perché tu rimanga con la Chiesa, perché tu rimanga con l’umanità;
perché non ti sgomenti se molti, forse, passano indifferenti accanto alla tua Croce, se alcuni si allontanano da essa ed altri non vi arrivano.
Tuttavia, forse, mai più che oggi l’uomo ha avuto bisogno di questa forza e di questa sapienza che sei tu stesso, tu solo:
mediante la tua Croce! Allora resta con noi in questo penetrante mistero della tua morte, in cui hai rivelato quanto “Dio ha amato il mondo». Resta con noi e attiraci a te.
Tu, che sotto questa Croce sei caduto. Resta con noi mediante la tua Madre, alla quale dalla Croce hai affidato in modo particolare ogni uomo. Resta con noi!
MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ per la Quaresima 2008 (parte prima) 23 Febbraio, 2008
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“Cristo si è fatto povero per voi” (2 Cor 8,9)
Cari fratelli e sorelle!
1. Ogni anno, la Quaresima ci offre una provvidenziale occasione per approfondire il senso e il valore del nostro essere cristiani, e ci stimola a riscoprire la misericordia di Dio perché diventiamo, a nostra volta, più misericordiosi verso i fratelli. Nel tempo quaresimale la Chiesa si preoccupa di proporre alcuni specifici impegni che accompagnino concretamente i fedeli in questo processo di rinnovamento interiore: essi sono la preghiera, il digiuno e l’elemosina. Quest’anno, nel consueto Messaggio quaresimale, desidero soffermarmi a riflettere sulla pratica dell’elemosina, che rappresenta un modo concreto di venire in aiuto a chi è nel bisogno e, al tempo stesso, un esercizio ascetico per liberarsi dall’attaccamento ai beni terreni. Quanto sia forte la suggestione delle ricchezze materiali, e quanto netta debba essere la nostra decisione di non idolatrarle, lo afferma Gesù in maniera perentoria: “Non potete servire a Dio e al denaro” (Lc 16,13). L’elemosina ci aiuta a vincere questa costante tentazione, educandoci a venire incontro alle necessità del prossimo e a condividere con gli altri quanto per bontà divina possediamo. A questo mirano le collette speciali a favore dei poveri, che in Quaresima vengono promosse in molte parti del mondo. In tal modo, alla purificazione interiore si aggiunge un gesto di comunione ecclesiale, secondo quanto avveniva già nella Chiesa primitiva. San Paolo ne parla nelle sue Lettere a proposito della colletta a favore della comunità di Gerusalemme (cfr 2 Cor 8-9; Rm 15,25-27).






