Francesco d’Assisi : Nascita della fraternità 20 Maggio, 2008
Posted by pierinoilmissionario in San Francesco.trackback
Adesso Francesco aveva dei compagni che condividevano con lui la vita evangelica. E il numero cresceva: uomini di Assisi come il saggio Egidio, ma anche persone d’altrove come Filippo Longo da Atri e Angelo Tancredi da Rieti.
Quando furono in otto, Francesco li radunò e, dividendoli in quattro gruppi, li mandò in quattro direzioni diverse dicendo: “Andate, carissimi, a due a due per le varie parti del mondo è annunciate agli uomini la pace e la penitenza in remissione dei peccati”. E abbracciandoli con tenerezza, diceva ad ognuno: “Riponi la tua fiducia nel Signore ed Egli avrà cura di te”.
In questa missione iniziale trapela una caratteristica fondamentale del nascente movimento francescano, l’universalità. Un gruppetto di otto avrebbe potuto limitarsi alla sola città di Assisi o alla regione dell’Umbria. Invece subito il raggio d’azione di questi primi frati fu grande come il mondo. Non aveva mandato Gesù i suoi dodici discepoli fino ai confini della terra a portare il Vangelo?
E di Vangelo vissuto ce n’era bisogno anche nella Chiesa del ‘200. Di questo era convinto il vescovo Guido di Assisi, che aveva protetto Francesco dopo la rottura col padre e che proteggeva anche questi nuovi “pazzi” di fronte ai loro famigliari e concittadini. E li appoggiò anche davanti alla curia romana.
Francesco infatti ebbe chiaro che la sua ispirazione personale doveva essere confermata da colui che aveva la sollecitudine di tutte le chiese, il papa di Roma. Sentendosi chiamato per tutti, voleva avere l’approvazione dal Pastore universale.
Il suo biografo Tommaso da Celano lo racconta così: “Vedendo che di giorno in giorno aumentava il numero dei suoi seguaci, Francesco scrisse per sé e per i frati presenti e futuri, con semplicità e brevità, una norma di vita o Regola, composta soprattutto da espressioni del Vangelo, alla cui osservanza perfetta unicamente aspirava. Ma vi aggiunse poche altre direttive indispensabili e urgenti per una santa vita in comune. Poi, con tutti i suddetti frati [erano in dodici], si recò a Roma, desiderando grandemente che il signor papa Innocenzo III confermasse quanto aveva scritto” (1Celano 32).
Sappiamo come non tutti i consiglieri del papa erano favorevoli a questi uomini che nel loro progetto di vita assomigliavano troppo ai movimenti ereticali, contro i quali proprio in quegli anni cominciò ad intervenire l’inquisizione. Ci voleva l’obbedienza e la fermezza di Francesco e un sogno dall’Alto per indurre il papa all’approvazione della Regola di Francesco. Papa Innocenzo, infatti, aveva sognato che la basilica del Laterano stava per crollare e che un religioso, piccolo e spregevole, la puntellava con le sue spalle, perché non cadesse. Incontrando Francesco e i suoi frati disse: “Ecco, questi è colui che con l’azione e la parola sosterrà la Chiesa di Cristo” (2Celano 17).
Le parole “Va, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”, che Francesco aveva ascoltato nella chiesetta di San Damiano ad Assisi, trovarono davanti al papa il loro pieno senso: la fraternità francescana veniva riconosciuta come movimento ecclesiale, e come tale cominciò a svilupparsi e ad incarnare il carisma ricevuto.
continua… il 22 maggio



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