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IL 2011 PER AMNESTY INTERNATIONAL, “VITTORIE DEI POPOLI E FALLIMENTO DEI DIRIGENTI” 25 maggio, 2012

Posted by pierinoilmissionario in Agenzie.
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Il coraggio dei popoli protagonisti delle rivolte dell’anno scorso e il fallimento dei dirigenti locali e internazionali nel tutelare i diritti umani: sono questi i due tratti salienti del 2011 evidenziati dal 50° Rapporto annuale sullo stato dei diritti umani nel mondo pubblicato da Amnesty International.

A distanza di un anno, il documento deplora che il “coraggio” e “l’entusiasmo” dimostrati dai manifestanti contro poteri locali, regionali o globali ma anche le “opportunità di cambiamento” create in diversi paesi “stiamo andando perse” o “non si siano trasformate in azioni”. Ancora una volta, sono stati loro, i civili, ad aver pagato il prezzo più alto della repressione armata e non, dei conflitti e delle violazioni dei diritti umani, sottolinea l’organizzazione internazionale. Ricorso eccessivo all’uso della forza e impunità per i responsabili sono stati riscontrati non solo nei teatri della primavera araba – dall’Egitto alla Libia – ma in molti paesi dell’Africa sub sahariana dove “i dirigenti non hanno recepito la lezione delle rivolte popolari”. Del lungo elenco dei paesi in cui le forze di sicurezza non hanno esitato a sparare sulla gente, fanno parte Nigeria, Sud Sudan, Angola, Malawi e Sierra Leone.

Ma nel 2011 intere popolazioni sono state costrette alla fuga: giornalisti, difensori dei diritti umani e oppositori sono rimasti vittime di conflitti armati come quelli che hanno scosso Costa d’Avorio, l’est della Repubblica democratica del Congo, la Somalia, il Sudan e il Sud Sudan, in particolare la regione di Abyei e gli Stati del Sud Kordofan e del Blu Nile. I numeri parlano da sé: nel mondo 50.000 persone sono morte in violenze armate, 55 gruppi armati o forze governative hanno arruolato bambini come soldati o ausiliari, in 101 paesi persone che hanno preso parte a proteste hanno subito maltrattamenti e torture e in 91 nazioni sono state registrate significative restrizioni alla libertà d’espressione.

Per gli attivisti e i ricercatori di Amnesty International, il 2011 è stato anche l’anno dell’incapacità o della mancanza di volontà dei dirigenti di più paesi e della comunità internazionale a proteggere le popolazioni civili con reazioni che sono andate dalla “brutalità all’indifferenza”. Globalmente è stato “un fallimento della leadership che ha reso il Consiglio di sicurezza un organismo debole, non al passo coi tempi e sempre più inadeguato rispetto ai suoi obiettivi” sentenzia il rapporto. L’organizzazione fa essenzialmente riferimento alla mancata azione in sede Onu sui crimini contro l’umanità commessi in Siria: “Ci sono chiari ed evidenti motivi per deferire la situazione siriana alla Corte penale internazionale affinché indaghi su crimini contro l’umanità (…) ma si scontra con la determinazione di alcuni stati membri nel proteggere Damasco a qualunque costo (…) Ciò ha reso il Consiglio di sicurezza un organismo superfluo come guardiano della pace globale” ha dichiarato Christine Weise, presidente di Amnesty Italia. Più in generale, nello scorso anno“è stato troppo spesso evidente come le alleanze opportunistiche e gli interessi finanziari abiano il sopravvento sui diritti umani – ha insistito la Weisse – mentre le potenze globali si spintonano per esercitare influenza in Medio Oriente e in Africa del Nord. Il linguaggio dei diritti umani è stato adottato quando funzionale all’agenda delle imprese o della politica e messo da parte quando non è parso opportuno o quando ha ostacolato il profitto”.

fonte misna.org

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