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Assisi Sacro Convento: francescani e crisi economica 24 luglio, 2012

Posted by pierinoilmissionario in Extra.
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“Un contributo francescano al superamento dell’attuale crisi economica” e il tema del convegno che si è tenuto il 18 giugno 2012 nel Salone papale del Sacro convento di Assisi.
Aperto dal custode dello stesso Sacro convento, padre Giuseppe Piemontese, l’incontro ha visto gli interventi del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, del filosofo Dario Antiseri e dell’economista e presidente dell’Agenzia del Terzo Settore, Stefano Zamagni. Presenti anche diversi esponenti politici e sindacali.
A tale convegno ha partecipato il nostro confratello Fr. Maurizio Annoni, a nome del Ministro generale, Fr. Mauro Johri, facendo anch’egli un intervento; qui lo riportiamo per intero.

Desidero innanzitutto portare il saluto del Ministro Generale Fra Mauro Jöhri che mi ha chiesto di partecipare a questo significativo convegno, il cui titolo “Un contributo francescano al superamento della crisi economica” interpella i francescani d’Italia e apre uno spazio di riflessione e di azione.
Il Ministro generale mi ha delegato perché da oltre un decennio, esattamente dodici anni, sono responsabile di un centro di prima accoglienza nel cuore di Milano e ogni giorno da oltre 50 anni Opera San Francesco per i Poveri (questo è il nome dell’associazione di volontariato) ha cura e attenzione per chi sta attraversando un momento di crisi più o meno prolungato nel tempo vivendo in uno stato di grave emarginazione o come senza dimora. OSF risponde ai bisogni primari della persona erogando servizi di mensa, per l’igiene personale, di cura medica e di secondo livello afferenti al lavoro, al servizio sociale, all’assistenza legale e a progetti di housing sociale.

Prendo spunto dal titolo del convegno.
Il primo contributo che possiamo dare nasce da un atteggiamento capace di osservare la realtà che ci circonda.
Parafrasando un’espressione di Benedetto XVI possiamo dire che il programma del cristiano, il programma del francescano è un cuore che vede. Questo cuore vede dove c’è bisogno di amore e agisce in modo conseguente.
Nella storia il francescanesimo è sempre stato capace di vedere i bisogni della gente (non dimentichiamo che siamo stati chiamati “frati del popolo”), assicurare loro una vicinanza che desse consistenza all’esperienza di fraternità. La crisi inevitabilmente crea “poveri ed ultimi” all’interno della nostra società. Anzi l’attuale crisi sta progressivamente generando nuove povertà ed è molto facile per molti varcare la soglia e passare da una situazione di povertà relativa a quella di povertà assoluta.
Le nostre fraternità francescane, pur nel travaglio che stiamo attraversando per il decremento demografico e le inevitabili riduzioni sul territorio, devono continuare ad essere osservatori privilegiati e testimoni di una realtà sociale ed ecclesiale in continua trasformazione dove si evolvono celermente situazioni di precarietà e di povertà.
Nessun elenco può essere esaustivo, pensiamo solo alle profonde trasformazioni nel sistema socio-economico e politico della fine del 1900 e agli inizi del terzo millennio.
L’attenzione a ciò che accade significa attenzione a ogni singola e concreta persona senza esclusioni. Emerge in modo forte l’intuizione fondamentale della vita di San Francesco, ossia la fraternità. Mi piace citare un’affermazione del prof. Zamagni sul pensiero francescano: “La fraternità è nel contempo il complemento e il superamento del principio di solidarietà. Infatti mentre la solidarietà è il principio di organizzazione sociale che consente ai diseguali di diventare eguali, il principio di fraternità è quel principio di organizzazione sociale che consente agli eguali di esser diversi. La fraternità consente a persone che sono eguali nella loro dignità e nei loro diritti fondamentali di esprimere diversamente il loro piano di vita, o il loro carisma”.

San Francesco insegna con la sua parola e la sua vita:
a. di saper accogliere le differenze escludendo l’accentuazione delle diversità (accoglienza);
b. di essere attento ad ogni creatura nella quale si manifesta la gloria di Dio (universalità);
c. ad essere misericordioso soprattutto nei confronti dei poveri e degli ultimi (misericordia)
d. di portare a compimento una missione con responsabilità e nella giustizia;
e. di essere operatori di giustizia, di perdono e di pace.

a) Il contributo che i francescani possono offrire in questo momento comporta il passaggio dalla fase “vedere e giudicare”, a quella di “agire”.
Ciò comporta innanzitutto una revisione del proprio stile di vita, una domanda sul proprio vissuto che non si accontenta di aggiustamenti, ma chiede conversione e cambiamento di relazione con l’altro perché chiede cambiamento di relazione con Dio e con se stessi.
Francesco non contesta né critica la società del suo tempo, né la Chiesa. Anzi è il Signore stesso che lo condusse ai lebbrosi, è innanzitutto il riconoscimento dell’azione divina “Il Signore mi condusse in mezzo a loro ed usai con essi misericordia”. L’incontro con loro genera la conversione del suo stile di vita, tanto che Francesco dice nel Testamento “quello che mi era amaro fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo”. L’incontro con il lebbroso cambia radicalmente la sua vita e contemporaneamente la vita dell’uomo lebbroso che riceve affetto, rispetto e viene esaltato nella sua dignità di uomo.

b) Essere testimoni e richiamare agli altri il principio di solidarietà e di sussidiarietà (“Io ho fatto la mia parte, Cristo vi insegni la vostra”). Si tratta di mettere in gioco carisma, organizzazione, professionalità, progettualità a favore di chi è particolarmente colpito dalla crisi economica.

c) La forza dei centri di accoglienza è rappresentata da una straordinarietà che si costruisce nell’ordinarietà del servizio e nella reiterazione dei gesti di accoglienza. Si tratta in altre parole di costruire e perfezionare un modello di “carità organizzata” dove l’organizzazione si spende a favore della dignità della persona che nessuna povertà o emarginazione potrà mai annullare.

d) Proprio in questi giorni è stato pubblicato il volume “Opere per il bene comune” che fotografa i servizi socio-assistenziali promossi dalla Chiesa in Italia. I dati rimandano in modo forte alla necessità di approfondire e attualizzare il principio di sussidiarietà riconosciuto dall’art. 118 della Costituzione italiana. Il francescanesimo si ritrova pienamente in questa fotografia del servizio socio-assistenziale dando non solo il suo contributo, ma proponendo un modello di vita, una spiritualità al passo con gli ultimi, coloro che la crisi sta rendendo tali.

Termino con alcune parole di Benedetto XVI nella sua visita a Milano. Sono un invito a comprendere che ogni contributo, qualunque esso sia, ha bisogno soprattutto di gratuità. Dare e avere si confondono, il dono e la ricompensa sono intercambiabili. Dice il Santo Padre: “Le comunità cristiane promuovono queste azioni non tanto per supplenza, ma piuttosto come gratuita sovrabbondanza della carità di Cristo e dell’esperienza totalizzante della loro fede. Il tempo di crisi che stiamo attraversando ha bisogno, oltre che di coraggiose scelte tecnico-politiche, di gratuità, come ho avuto modo di ricordare: “La “città dell’uomo” non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione” (Enc. Caritas inveritate, 6).

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