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Perché l’elefante ha la proboscide? 4 ottobre, 2012

Posted by pierinoilmissionario in Agenzie.
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Una storia che ci viene dal Sudafrica….

All’inizio dei tempi, il Creatore produsse dalle radici di un grande baobab tutti gli animali del bosco e gli uccelli e gli insetti dell’aria. La maggior parte delle creature rimasero le stesse d’allora, ma l’aspetto di alcune è cambiato dal tempo della creazione.

Uno di questi animali è l’elefante, che in origine non aveva la proboscide, ma invece un muso simile a quello del maiale. Nutrirsi era un problema costante per un animale così grande e grosso e sembra che l’elefante fosse costretto a mangiare sempre, mattina, mezzogiorno e sera, per soddisfare i bisogni del suo corpo enorme. Bere era ancor più complicato, poiché l’elefante doveva inginocchiarsi nella pozza d’acqua e bere con avidità una grande quantità d’acqua per spegnere la sua sete. Sia il mangiare che il bere era faticoso e richiedeva molto tempo.

Un giorno un gruppo d’elefanti percorse una lunga distanza dal luogo in cui mangiavano ad una pozza d’acqua distante, poiché la lunga stagione secca aveva seccato molte delle sorgenti più piccole. Questa pozza d’acqua era la dimora di un enorme e vecchio coccodrillo, che era rimasto a lungo senza cibo ed era particolarmente affamato quel giorno.

Quando il coccodrillo vide avvicinarsi il branco, scivolò silenziosamente dal banco di sabbia, dove era stato a prendere il sole, nell’acqua nera. Nuotando avanti lentamente, con solo gli occhi ed il naso al di sopra della superficie, il Coccodrillo navigò verso il punto in cui sapeva che gli elefanti avrebbero bevuto, senza formare piccole onde sulla superficie liscia dello stagno. Nemmeno il curioso cercopiteco grigioverde, che si cibava in alto sugli alberi vicini, lo vide nuotare verso il luogo in cui stava ora in agguato.

Gli elefanti avanzarono lungo la pista naturale ben tracciata fino alla spiaggia sabbiosa. Lì s’immersero faticosamente fino alle ginocchia ed iniziarono a bere avidamente l’acqua fresca. Il coccodrillo vide l’opportunità e con uno schizzo enorme si lanciò a grande velocità verso il giovane elefante maschio che beveva ed era il più vicino a lui.

Gli altri elefanti si mossero pesantemente sulle loro gambe, strillando spaventati, e si voltarono per fuggire via. Tutti, tranne il giovane maschio, che aveva le mascelle del coccodrillo strette come in una morsa sul suo muso simile a quello del maiale. Iniziò allora una terribile lotta ad oltranza. Gli altri elefanti fecero del loro meglio, ma non riuscirono ad afferrare bene il giovane maschio per aiutarlo a liberarsi. Il coccodrillo usò tutta la sua grande forza e peso per cercare di tirare in acqua il giovane elefante maschio. Anche l’elefante era forte e pesante e, nonostante il dolore al muso, usava la sua grande forza e peso per salvare se stesso.

Per ore queste due grandi creature tirarono e lottarono in una battaglia disperata e, a poco a poco, l’unica cosa a cedere fu il muso dell’elefante. Dopo ogni tirata e ogni strappo il naso dell’elefante s’allungava un po’. La battaglia durò a lungo e il naso dell’elefante s’allungò sempre di più, fino a quando, alla fine, il coccodrillo spese tutte le sue energie. Esausto dopo ore e ore di lotta e di strappi, il coccodrillo all’improvviso lasciò andare il naso dell’Elefante e scivolò indietro nello stagno silenzioso. La sua liberazione fu così immediata che l’elefante s’abbandonò all’indietro sulla sabbia, sorpreso dalla resa del coccodrillo.

Gli altri elefanti gli si radunarono intorno, confortati dal fatto che il giovane maschio era  scampato al pericolo. Quando però si resero conto che non era ferito gravemente, iniziarono a ridere di lui. Il giovane maschio ne fu mortificato, soprattutto perché il suo povero naso, dopo essere stato così lacerato, era diventato fragilissimo e gli faceva molto male. Quando vide la sua immagine riflessa in una pozza poco profonda lì vicino, dovette tuttavia ammettere d’essere l’elefante più strano che avesse mai visto!

Invece di un muso corto aveva ora una proboscide lunga e gommosa, che si allungava fino al terreno. Qualunque cosa facesse, non riusciva a farla restringere alla sua grandezza normale e dovette subire ulteriori beffe e scherni dagli altri elefanti.

Col passare del tempo le ferite guarirono e il dolore cessò, ma rimase sempre quella proboscide inutile, che pendeva in modo imbarazzante. Passò sempre più tempo da solo, lontano dal suo branco. Alla fine si arrese al fatto d’essere costretto a convivere con la sua nuova strana appendice. Lentamente, ma in modo sicuro, apprese a controllare e a usare la sua proboscide.

Apprese a usarla in modo da rendere il mangiare e il bere più facile e più veloce, avendo così più tempo per rilassarsi. La proboscide era molto utile nel permettergli di attraversare fiumi che erano più profondi dell’altezza della testa e di fiutare pericoli o altri elefanti. Poteva ora cogliere dai rami più alti i frutti e le foglie più succulente, sradicare l’erba più tenera e mettere tutto in bocca! Poteva perfino prendere dei bastoni da usare per grattarsi la schiena ed alleviare il più fastidioso dei pruriti!

Gli altri elefanti presto smisero di schernire il giovane maschio, quanto videro quanto fosse vantaggioso avere una proboscide. Piuttosto che ammettere d’essersi sbagliati, uno alla volta se ne andarono di soppiatto allo stagno del coccodrillo e porsero il loro muso per allungarlo. Tutti considerarono che valesse la pena di affrontare il pericolo e il fastidio dell’operazione, pur d’ottenere i vantaggi di una meravigliosa proboscide flessibile. Nessuno sa cosa pensò il coccodrillo di tutti questi incontri spossanti, ma una cosa è certa – continuò a essere affamato!

Fino ad oggi il popolo Shangaan del Sudafrica fa notare che i cuccioli d’elefante impiegano del tempo per imparare a usare le loro proboscidi pendenti e simili ad un tubo di gomma. Succhiano il latte dalle loro madri e s’inginocchiano per bere con la bocca dalle scodelle, proprio come i loro antenati facevano prima d’imparare a usare le loro versatili proboscidi.

fonte Misna.org

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